Rapporto preliminare campagna 2008


Seconda campagna di ricognizioni a Festòs

(27 settembre – 18 ottobre 2008)

  1. Premessa ed inquadramento generale

Dal 27 settembre al 18 ottobre 2008 si è svolta, in collaborazione con l’Eforia di Hiraklion, diretta da Maria Bredaki, la seconda campagna di ricognizione archeologica nella città e nel territorio di Festòs. Vi hanno preso parte l’Università di Pisa sotto il coordinamento del prof. Mario Benzi, l’Università di Salerno coordinata dal dott. Fausto Longo e il Laboratorio di Rilevamento e Geomatica dell’Università di Padova diretto dal prof. Vladimiro Achilli. Hanno inoltre partecipato la dott.ssa Emanuela Santaniello, dottore di ricerca presso l’Università degli Studi L’Orientale di Napoli, il dott. Simone Foresta, perfezionando della SAIA, i dottori Filippo Virgilio,  Valeria Lenuzza ed Elisabetta Pezzi, dottorandi dell’Università di Pisa, gli ingegneri Andrea Menin, Massimo Fabris e Denis Bragagnolo dell’Università di Padova. Per l’Eforia di Hiraklion hanno partecipato la responsabile dell’area dott.ssa Irini Antonakaki, l’archeologa Androniki Michelaki, collaboratrice dell’Eforia, e il tecnico topografo Michalis Spiridakis.

Nel corso della campagna il gruppo dei topografi dell’Università di Padova insieme al tecnico topografo dell’Eforia Michalis Spiridakis hanno realizzato l’inquadramento topografico con 5 vertici trigonometrici della rete geodetica greca che circoscrivono l’area oggetto della ricerca, operazione che ha consentito di georeferenziare la documentazione cartografica in scala al 1.000, al 5.000 e al 50.000 acquisita dal Istituto Geografico Militare di Atene – G.Y.S. (cfr. § 2 e Appendice) e una fotografia aerea degli anni Sessanta conservata presso l’Archivio SAIA. Successivamente è stata realizzata una rete di inquadramento locale finalizzata al rilievo e alla georeferenziazione delle emergenze archeologiche alcune delle quali sono state già messe in pianta: le mura ellenistiche sulla collina di Christòs Effendi, il tratto di strada e i resti di strutture minoiche ed ellenistiche (scavo ad Haghios Ioannis in proprietà Manosidakis) e il complesso ellenistico alle pendici meridionali della collina del palazzo. Questa attività dovrà necessariamente proseguire nelle prossime campagne con il rilievo e la georeferenziazione del complesso palaziale, dei quartieri di Chalara ed Haghia Fotinì, delle strutture minoiche ed ellenistiche presso Haghios Georghios in Falandra; nei limiti del possibile si cercherà di trasferire nella pianta topografica generale le strutture portate alla luce in scavi di emergenza ed attualmente coperte.

L’individuazione nella scorsa campagna di ricognizioni asistematiche del sito collocato presso il punto geodetico di Marathovìgla ha indotto la missione ad una ricognizione dell’area condotta dal gruppo degli archeologi dell’Università di Salerno e di Pisa. Sulla sommità (122 m s.l.m.), da cui si ha una straordinaria veduta della sottostante pianura della Messarà e delle vicine alture (le tre colline del palazzo di Festòs, quelle di Lilianà e Kalyvia e l’Acropoli di Gortina a nord) sono visibili in alcuni punti i resti di strutture e frammenti ceramici scivolati lungo la pendice settentrionale del colle. Nel corso di quest’anno sono stati raccolti alcuni materiali con l’obiettivo di definire più in dettaglio la cronologia del sito; a tale definizione sembrano contribuire alcuni frammenti sicuramente riferibili ad epoca geometrica. In tal caso si tratterebbe di un nuovo insediamento di epoca geometrica della Messarà, oltre a quelli già conosciuti di Profitis Ilias e di Festòs.

Contestualmente all’attività dei topografi e alla ricognizione nel sito di Marathovìgla, è stata avviata la ricognizione intensiva sistematica condotta dal gruppo degli archeologi dell’Università di Salerno e di Pisa. L’area individuata per la ricerca, frutto di alcune considerazioni maturate dopo la prima campagna di prospezioni, è collocata immediatamente a nord-ovest del cimitero di Haghios Pavlos e del villaggio di Haghios Ioannis.

L’area così delimitata ricade immediatamente ad est di una stretta valle che incanala verso sud le acque che scendono dalla collina occidentale del Christòs Effendi. La presenza di questo piccolo canalone naturale sembra costituire un limite per l’estensione della città di Festòs; tale ipotesi sembrerebbe confermata dalla presenza di scarsi resti di una struttura muraria, in gran parte coperta, collocata in perfetta corrispondenza con la linea della cinta fortificata che da Christòs Effendi si dirige a valle verso sud-ovest.

L’area oggetto delle ricerche intensive copre una superficie di circa 12 ettari ed è caratterizzata da una serie di campi (alcuni incolti, altri coltivati perlopiù ad uliveto) con una leggera pendenza nord-ovest/sud-est e da frequenti salti di quota (da pochi centimetri fino ad un massimo di circa 2 metri). In alcuni casi i dislivelli sono marcati dalla presenza di consistenti strutture murarie la cui funzione e cronologia è allo stato attuale difficile da definire. Alcuni di essi sono probabilmente da riferire a strutture antiche come quelli rinvenuti in un’area denominata ‘Ambela’ o ‘Ambeli’ (corrisponde all’incirca ai settori A77, A78, A82, A81: cfr. § 3) dove già in passato erano stati segnalati rinvenimenti di larnakes, di vasi di epoca protogeometrica, e strutture murarie. Alcune di queste, databili in età minoica ed ellenistica, sono state portate alla luce alcuni anni fa in uno scavo condotto dall’Eforia a margine della strada moderna; il saggio di scavo è oggi utilizzato come una discarica di rifiuti.

Funzioni e caratteristiche di quest’area collocata ai limiti (interno/estero) della città antica sono stati gli obiettivi principali della ricognizione intensiva di quest’anno. Allo stesso tempo la ricognizione ha cercato di recuperare dati più certi sulla tipologia e la cronologia dei materiali di superficie da esaminare in rapporto alle strutture emergenti e ai saggi di scavo. Tenendo conto delle caratteristiche geomorfologiche e della visibilità dei campi nonché della necessità di definire, all’interno della macroarea, settori da ricognire non eccessivamente ampi.

L’area così tracciata è stata rilevata con GPS e georeferenziata. Come si avrà modo di specificare meglio nelle pagine che seguono (cfr. § 3), i singoli settori sono stati oggetto di una ricognizione di tipo intensivo (da 3 a 6 ricognitori posti ad una distanza di 2 metri) con sistematica raccolta del materiale presente in superficie. Le modalità di ricognizione e tutti i dati significativi (visibilità, pendenze, descrizione, fotografie, ecc…) di ciascun settore sono state inseriti in apposite schede, successivamente trasferite in un database relazionale. I reperti raccolti sono stati trasportati ai magazzini di Festòs per essere lavati, contati, pesati, selezionati, schedati e fotografati per essere poi successivamente disegnati e studiati.

Nell’attesa di completare lo studio dei materiali (quantità, tipologia, funzione e cronologia), di mettere a punto anche una scheda specifica per i reperti da inserire in un database nonché di porre questi dati in rapporto ai parametri di visibilità, allo stato attuale della ricerca emerge, in maniera piuttosto evidente, una concentrazione di materiali nel settore orientale dell’area, con una prevalenza di ceramica di età minoica (essenzialmente prepalaziale) ed ellenistica. La concentrazione di materiali è particolarmente marcata lungo quella stessa fascia in prossimità della strada moderna presso la quale è lo scavo con le strutture di età minoica ed ellenistica; altre strutture, probabilmente sempre riferibili ad età minoica ed ellenistica come sembra al momento desumibile sulla base della sola tecnica costruttiva, sono stati riconosciuti nel settore centrale dell’area (A 44, A45, A46, A 51; A 77; A90, A 89)

I dati provvisori attualmente acquisiti lasciano ipotizzare  la presenza di un altro grande quartiere densamente abitato in epoca minoica e poi ancora in epoca ellenistica, probabilmente non diversamente da quanto attestato dallo scavo estensivo nelle aree di Haghia Fotini e di Chalara.

Sempre ad età minoica ed ellenistica, d’altra parte, sembra si possano assegnare alcuni setti murari ancora visibili nella parte centrale dell’area ricognita.

Scarsa, ma non del tutto assente, la documentazione dei periodi intermedi; a questa fase sono riferibili alcuni materiali di notevole qualità che forniscono indizi topografici di particolare rilievo. Significativo è il rinvenimento nel settore A48 di un aryballos tardo-geometrico cretese (fine VIII-inizio VII sec. a.C.) conservato miracolosamente quasi intatto; si tratta chiaramente dei resti di una sepoltura o di un gruppo di sepolture da riferire ad un nucleo abitativo da localizzare non molto lontano. Si deve tener conto che sepolture di età geometrica erano state rinvenute non molto lontano al di sotto della strada ellenistica presso Haghios Ioannis, immediatamente ad est della strada Festòs/Matala.

Rilevante anche i rinvenimenti di frammenti malcotti e scarti di fornace nella parte più meridionale dell’area indagata sia di epoca minoica sia di età ellenistica (A3, A6, A7, A17, A31, A30).

Dal settore nord-occidentale dell’area indagata, in settori di scarsa visibilità, sono stati infine individuati alcuni elementi architettonici (resti di un fusto di colonna in A70, un probabile frammento di capitello dorico in A106, grandi blocchi squadrati) che lasciano pensare alla presenza di edifici di un certo impegno architettonico. Non lontano da queste aree nel settore A93 è stato rinvenuto un frammento di ceramica tardo-arcaica a figure nere forse da collegare anch’esso ad un contesto cultuale.

Per lo studio della città classica ed ellenistica-ellenistica un grande interesse rivestono i rinvenimenti dei setti murari che marcano i dislivelli dell’area indagata (tra questi si segnala il rinvenimento n. 8 della prospezione asistematica dello scorso anno). Alcuni di essi per dimensione e lunghezza possono essere riferiti a edifici e probabilmente anche ai resti della cinta muraria meridionale.

Decisamente interessante sono i resti di un muro, con andamento est/ovest individuato nella proprietà Petinarakis (rinvenimento n. 8 in A89). Conservato a vista solo per un breve tratto, circa un paio di metri, di questo muro sembra si possa seguirne lo sviluppo  per altri 40 m al di sotto di un basso terrazzamento. Costituito da due cortine in grandi pietre calcaree squadrate che contengono un nucleo interno composto da piccole pietre questo muro per uno spessore complessivo di 1,40 m il muro presenta caratteristiche costruttive del tutto simili ai resti della cinta muraria presente sul Christòs Effendi.

Parallelo ad esso è un secondo muro, conservato per una lunghezza di circa 30-40 metri (rinvenimento n. 70 in A77 e A78) ed uno spessore di 80 cm circa costituito da pietre di medie e grandi dimensioni. Per tecnica e collocazione i due muri sono nettamente distinti; crediamo che questa distinzione possa essere anche di carattere cronologico; solo altri tipi di indagini e soprattutto lo scavo potranno chiarire questi aspetti.

Simile a questo secondo muro è una terza struttura (rinvenimento  n. 68), sempre con andamento est/ovest, rinvenuta più a sud (settore A 46) che è possibile seguire per una decina di metri.

Con il prosieguo delle ricerche non solo occorrerà precisare la cronologia della ceramica, ma anche riflettere sulla scarsa visibilità archeologica dei periodi che vanno dal protogeometrico all’età classica e affinare i metodi di ricerca e di elaborazione dei dati.

Maria Bredaki (Eforo della 23a Eforia), Fausto Longo (Univ. di Salerno), Mario Benzi (Univ. di Pisa)

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